AGNONE

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Straordinario

Nel cuore dell’alto Molise, Agnone custodisce una storia che la distingue da ogni altro borgo del territorio.
La sua identità si intreccia infatti con un’antica influenza veneziana, ancora riconoscibile nei simboli, nei dettagli architettonici e nella stessa dedicazione della Chiesa di San Marco Evangelista. Leoni alati, bifore, portali e scorci della Ripa raccontano un paese che, pur saldo nella cultura appenninica, conserva il fascino raro di un borgo in cui il richiamo della Serenissima è rimasto inciso nella pietra. (diocesitrivento.it)

La voce del bronzo

Quando il fuoco si alzava nella bottega e il bronzo cominciava a mutare colore, Nicodemo Marinelli taceva.
Ad Agnone lo conoscevano come uomo di mestiere e di pazienza, uno di quelli che parlano poco perché hanno imparato ad ascoltare la materia. Le fonti fanno risalire al 1339 una delle più antiche tracce documentate del suo nome, Nicodemo Marinelli “campanarus”, legato alla fusione di una campana: un segno che ancora oggi apre la lunga storia dei Marinelli. (unioncamere.gov.it)

Ma Nicodemo non lavorava soltanto il metallo.
Lavorava la memoria di una città.

Agnone, già allora, non era un borgo come gli altri.
Tra le sue pietre passava un racconto più grande: quello di un paese d’altura che conservava nel suo volto richiami a Venezia, nei simboli di San Marco, nella dedicazione della chiesa madre e in quella tradizione che voleva nel borgo l’impronta di uomini venuti dall’altra sponda dell’Adriatico. (visitagnone.com)

Si dice che una sera, tornando verso la Ripa, Nicodemo si fermò davanti a un leone marciano scolpito nella pietra.
Lo guardò a lungo, come si guarda un segno che non appartiene solo al passato ma continua a vigilare sul presente. Poi abbassò gli occhi sulle sue mani annerite dal fumo e sorrise: anche quelle, in fondo, custodivano la stessa fedeltà. Il leone vegliava sulla città; lui le dava una voce.

Perché ad Agnone le campane non nascevano soltanto per chiamare alla preghiera.
Nascevano per dire chi fosse la comunità.
Ogni fusione era un atto di pazienza, di misura, di coraggio. Il bronzo veniva domato dal fuoco, ma non piegato: doveva trovare un’armonia esatta, capace di trasformarsi in suono. E quel suono, una volta salito sui campanili, diventava il respiro del borgo. (museocampanemarinelli.it)

Nicodemo lo sapeva bene: una città vive davvero quando sa farsi ascoltare.
Non bastano mura, vicoli o case in pietra. Serve una voce. E Agnone, tra tutte le città dell’alto Molise, aveva trovato la sua nel bronzo delle campane e nei simboli di San Marco, tra il lavoro degli uomini e la memoria della Serenissima. (visitagnone.com)

Per questo, ancora oggi, raccontare Agnone attraverso Nicodemo Marinelli significa raccontare molto più di un artigiano.
Significa entrare in un borgo dove il fuoco delle botteghe, la pietra delle chiese e l’eco veneziana della sua storia continuano a parlare insieme.

 

Tra il quartiere della Ripa, la Chiesa di San Marco Evangelista e i numerosi leoni alati scolpiti su chiese e palazzi, il centro storico conserva tracce visibili di una memoria che richiama la Serenissima e rende il paese unico nel panorama appenninico.

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Giuseppe Santi